Sicilia: fico d’India, elisir di lunga vita

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Sono i controllori naturali della glicemia e combattono il sovrappeso evitando l’accumulo di grassi nei punti critici della pancia, fianchi e glutei. E poi sono succosi, ricchi di minerali e di vitamine. Insomma, i fichi d’India dell’Etna, coltivati alle pendici del grande vulcano attivo, sono un vero toccasana caro alle popolazioni azteche e importati in Europa nel ‘600.

Questa pianta dai fiori multicolore dà origine a tre varietà, la “sanguigna” dalla polpa rossa e gusto corposo; la “sulfarina” di polpa gialla e sapore consistente e la “muscaredda”, bianca e delicata al palato. I fichi d’India vanno consumati freschi e già sbucciati.

Attenti alle spine però! Meglio utilizzare una forchetta e tagliare prima le due estremità. Poi si procede con un’incisione netta longitudinale e, come d’incanto, dalla buccia verrà fuori il prelibato frutto.

I fichi d’India vanno consumati preferibilmente freschi. Anche le grandi foglie di questa pianta, chiamate pale, fino al secolo scorso venivano macerate e utilizzate per curare mal di testa, denti e anche contusioni e lesioni degli arti. Provare per credere.

La provincia di Catania è l’area di riferimento di questa pianta, ma la troverete un po’ dovunque, anche sui bordi delle strade e fin sopra il vulcano Etna, tra le rocce spaccate dove il calore del terreno e i venti dominanti rappresentano l’ambiente naturale del nostro prelibato alimento.

Il tour della Sicilia alla ricerca del fico d’India parte dal capoluogo Catania e si allunga lungo la costa fino a raggiungere Taormina con il suo Teatro Greco e ancora giù, in riva al mare, tra i profumi e le tracce del passato del Parco archeologico di Naxos.

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