Campania regione gastronomica europea: sei comuni lanciano la candidatura per il 2020

Sei ristoranti proporranno un piatto con l’hastag #worldfoodtravelday

Associazioni, imprenditori, scuole, istituzioni e semplici cittadini: tutti uniti per la candidatura della Campania a Regione Gastronomica Europea dei sei comuni che compongono la fascia Costiera Vesuviana. Portici, Ercolano, Torre del Greco, Torre Annunziata, Castellammare di Stabia e Vico Equense fanno rete per raggiungere un unico obiettivo: rendere le specialita’ territoriali e soprattutto gastronomiche un punto comune sul quale fare leva per puntare al prestigioso traguardo nel 2020. La proposta, lanciata nel corso della recente Borsa Mediterranea del Turismo di Napoli dalla rete di imprese Great Vesuvio e da Artesa srls, entra adesso nel vivo, con una serie di iniziative che interesseranno le sei citta’ coinvolte. Iniziative presentate, nel corso di una conferenza pubblica, dall’amministratore di Artesa, Ciro Iengo, e dal rappresentante di Great Vesuvio Roberto Iodice (intervenuto al circolo Nautico di Torre del Greco in luogo della presidente, Giovanna Sangiuolo).  Dei ristoranti (uno per citta’) proporranno un piatto segnato in menu con l’hashtag worldfoodtravelday: portate che ogni chef ha individuato per dare il senso del luogo, quello cioe’ maggiormente identificativo grazie alle materie prime utilizzate e legato alle tradizioni locali. I sei ristoranti e gli chef coinvolti sono Cieddi’ di Portici (chef Michele Sammarco), Gianni al Vesuvio di Ercolano (Ciro Fornito), Jose’ Restaurant di Torre del Greco (Domenico Iavarone), Nettuno Lounge Beach (Andrea Raiola), Don Mimi’ di Castellammare (Francesco Di Maio) e Osteria Torre Ferano (Camillo Sorrentino). Tante le manifestazioni in programma fino all’estate per promuovere la candidata della Costiera Vesuviana a Regione Gastronomica Europea 2020.

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Rec24: i rosé foggiani sul tetto del mondo

Da http://www.rec24.it

Tra i migliori rosé del mondo ci sono 6 vini foggiani. A decretarlo, a Cannes in Francia, sono stati i giurati del Mondial du Rosé, il più importante e autorevole concorso internazionale riservato ai vini rosati del mondo. Medaglia d’oro e massimo riconoscimento per la Cantina Caiaffa Vini, di Cerignola, col suo Rosato Nero di Troia; doppietta per le Cantine Borgo Turrito di Foggia che ottengono ben due medaglie d’argento con il CalaRosa Nero di Troia e il Terra Cretosa rosé Aleatico; due argenti anche per Terre Bianche di Lucera con il Miros Nero di Troia e il Masserie Nero di Troia. Un risultato prestigioso, perché a decretarlo è l’Unione degli Enologi francesi. “Un risultato straordinario, perché conferma le medaglie e i riconoscimenti ottenuti negli ultimi tre anni da Borgo Turrito e dagli altri colleghi che stanno lavorando bene”, dichiara Luca Scapola, titolare di Borgo Turrito, azienda vitivinicola posta nel cuore di Borgo Incoronata. E le “vittorie in trasferta” per i vini foggiani non finiscono col Mondial du Rosé, poiché a Sierakow, in Polonia, vicino alla bellissima città medievale di Cracovia, solo 5 produttori italiani sono stati premiati nell’ambito dell’International Rosé Championship: di quei 5, due sono della provincia di Foggia, Borgo Turrito con l’argento al Terra Cretosa rosé 2018 e Cantina Ariano di Torremaggiore con l’argento al suo rosato Sogno di Volpe. “Risultati simili, fino a cinque-sei anni fa, erano assolutamente impensabili, come impensabile era credere che i rosati pugliesi più premiati potessero provenire dalla provincia di Foggia”, ha aggiunto il titolare di Borgo Turrito. C’è stata ed è tuttora in divenire una crescita importante per qualità, internazionalizzazione, perfezionamento della filiera, strutturazione e consolidamento delle aziende vitivinicole. Ed è significativo che tutto questo sia avvenuto, e sia stato in qualche modo favorito, con la voluta riscoperta del Nero di Troia, un vitigno che porta il vessillo della provincia di Foggia in giro per il mondo, legando aromi e gusti dei suoi vini all’identità profonda del territorio, facendosene promotore, attivando percorsi virtuosi di enoturismo e di educazione al consumo qualitativo del vino anche fra le nuove generazioni. “Negli ultimi anni, con grande continuità, quello che stiamo facendo è un lavoro importante”, ha spiegato Scapola. “Borgo Turrito e diverse cantine della Daunia sono presenti alle più importanti rassegne enologiche d’Italia e del mondo, sfidiamo il mercato puntando sulla qualità, ci facciamo promotori di eventi e iniziative che promuovono il valore aggiunto delle nostre produzioni: un territorio straordinario dal punto di vista ambientale, una grande tradizione vitivinicola, un ricambio generazionale che finalmente vede protagonisti donne e giovani”, ha concluso Scapola.

Gruppo Onorato, crociere low cost in Russia senza visto

Un’isola italiana nel Baltico: e’ la formula traghetto-crociera low cost che il Gruppo Onorato, insieme con partner russi, ha lanciato dopo un anno e mezzo di sperimentazione con la nave Princess Anastasia. Una formula che presto potrebbe essere replicata nel Mediterraneo per portare i turisti delle citta’ d’arte nei mari delle isole del Tirreno. A definire la strategia del gruppo in quest’area non presieduta dal grande traffico crocieristico e’ Alessandro Onorato, vice presidente del gruppo e responsabile di Moby Spl la societa’ creata con partner russi, ma controllata da Onorato Armatori, che ha ottenuto un vantaggio non indifferente: l’esenzione dal visto d’ingresso per la Russia che consente di soggiornare 72 ore nel territorio della Federazione senza burocrazia e senza esborsi. La nave opera crociere settimanali toccando San Pietroburgo, Tallin, Stoccolma ed Helsinki con alcune puntate anche a Riga dal 23 marzo al 29 gennaio. Con questa formula e’ possibile portare a bordo l’auto e personalizzare la durata delle soste in ogni porto. “La missione che mi e’ stata affidata dal Gruppo – ha detto Alessandro Onorato – e’ stata quella di unire lo spirito italiano col modo di vivere e pensare dei russi: ne e’ scaturita l’idea di una vera isola del made in Italy nel Baltico dove gli ospiti possano apprezzare low cost le eccellenze italiane grazie all’easy shopping col duty free e ad un’offerta eno-gastronomica fortemente caratterizzata dall’italian cooking offerti a bordo. Per i turisti che vengono da fuori la Russia, e ce ne sono di ogni nazionalita’, vi e’ anche il vantaggio di risparmiare il costo del visto potendo restare ben tre giorni nella Federazione”. Per Onorato questa formula, piu’ crociera meno traghetto, sara’ presto portata nel Tirreno, a cominciare dalla Sardegna: “Lo annunceremo in autunno” ha detto a bordo della Princess Anastasia, la nave rilevata insieme con la societa’ Spl, la S. Peter Line, completamente rinnovata e ammodernata per l’offerta crocieristica con ristoranti, sale da gioco, spa, show serali e discoteca, un’offerta che per la prossima stagione vedra’ l’inserimento di una seconda unita’. “A bordo, a differenza della politica del gruppo che impiega solo personale italiano e comunitario – ha precisato Onorato – anche marittimi russi, per far sentire gli ospiti a proprio agio parlando nella loro lingua, ingaggiati pero’ con contratto e stipendi italiani, in media il quadruplo di quanto percepiscono in situazioni simili”. “Credo che l’esperienza maturata in Baltico con la “Princess Anastasia” – ha riassunto Onorato – abbia confermato la nostra intuizione circa l’esistenza di grandi aree d’ombra dove sviluppare il turismo crocieristico con target, modalita’ e itinerari del tutto differenti da quelli dei grandi cruise operators”.

Sette borghi per sette veli: il tour (che non c’è ancora) dell’Incoronata e di Segezia

Sette borghi, proprio come i sette veli della Madonna più famosa di Foggia. Cartina alla mano e con la punta virtuale del nostro compasso delle scuole superiori ben fissata sul capoluogo del Tavoliere, proviamo a disegnare un complicato esagono con un vertice in più.

Praticamente una missione impossibile. Quasi quanto realizzare un itinerario turistico alla scoperta di ben sette borghi appena fuori il perimetro urbano del capoluogo della Capitanata.

Ecco i nostri magnifici sette (due famosi, o quasi, e gli altri praticamente sconosciuti): Incoronata, Segezia e, a seguire, Mezzanone, Duanero la Rocca, Arpinova, Cervaro e Tavernola. I primi due, quindi, potrebbero essere i nostri vertici di questo immaginario poligono di arte e bellezze naturali, anche in termini di attrattività turistica e culturale.

Partiamo dal primo, quello dell’Incoronata. Un gioiello alle porte della città impreziosito da palazzine simbolo dell’architettura razionalista del Ventennio fascista.

Questo borgo è la porta principale di ingresso del parco regionale “Bosco dell’Incoronata”. Un’area naturale protetta con percorsi di trekking (ma senza le indicazioni bianco e rosse) e tante specie rare di piante e piccoli animali che trovano rifugio tra la fitta vegetazione del parco.

Al centro il santuario della Madonna dell’Incoronata, meta di pellegrinaggio internazionale. Che tradotto significa: passaggio tutto l’anno, o quasi, di migliaia di bus turistici. Eppure il borgo sembra un set permanente di un film western all’italiana. Un bar-saloon senza le ante scorrevoli, una rivendita di ortaggi colti a pochi metri dalla bottega e nulla più. Più scenografico – e set consumato dalle produzioni nazionali e internazionali: l’ultima lo scorso anno con “Chiamami con il tuo nome” diretto da Luca Guadagnino – è borgo Segezia.

Una grande piazza con un magnifico campanile eretto dall’urbanista del Duce, Concezio Petrucci, al quale fu affidato anche il compito di bonificare il Tavoliere.

Quattro direttrici di ingresso dalla campagna circostante che confluiscono al centro dove oggi c’è solo silenzio. Un silenzio incantatore che accompagna i rarissimi visitatori che deviano la loro strada verso il Gargano, puntando su questo borgo che dà il benvenuto dall’immancabile “casa del fascio” e con un ufficio postale senza cittadini. Qui non abita più nessuno, o quasi. Al bar è possibile ordinare la spesa, il pane buonissimo della Capitanata, e ascoltare i racconti dei superstiti del borgo. Eppure basterebbe riaprire le saracinesche fronte strada della grande piazza con botteghe artigiane di vendita di prodotti della terra circostante. E qualche ristorante, magari senza stelle e stelline ma con tante storie antiche da raccontare nei piatti.

Qui non c’è bisogno di codici a barre per assicurarci un’esperienza di “comfort food” a chilometri zero. E allora: perché non puntare tutto – in chiave di sviluppo turistico locale –  sull’enogastronomia del borghi e sulla ristorazione di qualità a dimensione familiare fatta di troccoli (pasta fatta in casa al sugo di carne), di “bandiera”( il piatto tipico con le verdure tricolori di Foggia e dintorni) e di zuppe con “spogna”, “cardarelli” e gli immancabili e saporitissimi “lampascioni”?

Due borghi dimenticati, quelli dell’Incoronata e di Segezia, proprio nella regione che vanta ben undici borghi classificati dall’associazione nazionale dei “Borghi più belli d’Italia” che celebra proprio a Cisternino (siamo nella provincia di Brindisi però) ogni anno la Convention internazionale dedicata a questi gioielli di arte e bellezze naturali di grandi potenzialità turistiche.

Questo silenzio incantatore dei borghi, però, rischia di assordare anche chi, timidamente, punta a rilanciare Foggia e la Capitanata come hub di servizi per i viaggiatori che “approdano” in Puglia: “Non c’è ancora una forte cultura imprenditoriale impegnata a virare con decisione verso lo sviluppo turistico” afferma il sindaco di Foggia, Franco Lardella che punta tutte le sue carte sull’allungamento della pista dell’aeroporto locale per intercettare nuovi voli verso il proprio capoluogo di provincia. Il rischio è la concorrenza dei già operativi e concorrenziali scali di Bari e Brindisi, dove i charter abbondano nei periodi di primavera e d’estate.

“Noi ci proponiamo come città hub di servizi per i turisti, allargando il nostro orizzonte verso le bellezze naturali e artistiche dell’ampia provincia di Foggia – aggiunge il primo cittadino – e siamo pronti a far riscoprire la capitale della Capitanata coinvolgendo anche i giornalisti provenienti da tutta Italia e soprattutto le giovani generazioni di comunicatori e di esperti di social, come è accaduto durante i giorni del press tour voluto dall’amministrazione comunale”.

“Foggiattan”, il film mai scritto da Arbore sulla città che non sa di essere bella

Sette veli da (non) scoprire per svelare una città che non sa di essere bella. Una Madonna coperta da sette drappi per non farsi ammirare, non a caso, è il simbolo di Foggia.

Accade il 21 marzo di ogni anno. La Madonna, sempre rigorosamente coperta e mai svelata, incontra foggiani e forestieri durante la processione dell’Iconavetere, il tavolo sacro che la leggenda fondativa della città vuole sia stato ritrovato sul fondo di una palude e annunciato da tre fiammelle sull’acqua.

Da allora – siamo intorno all’anno mille – la città di Foggia e la sua icona è ancora velata. La capitale della Capitanata non si scopre ai visitatori immediatamente. E’ necessario un corteggiamento tra i vicoli del centro storico, senza la fretta di rimettersi in cammino verso le mete da cartolina della Puglia.

Siamo nel cuore del Tavoliere. Immense distese di grano e di vigneti. Foggia si inizia a scoprire così, assaggiando i prodotti della sua terra. Nero di Troia da far respirare in calice molto più di qualche minuto e via, inizia un tour dove non troverete compagni stipati in autobus gran turismo. Qui l’esperienza turistica non è ancora da grandi numeri e non valgono ancora le regole del mordi e fuggi.

Pochi selfie di massa e tanto “pancotto”, la zuppa contadina con pane e le verdure di stagione, da acquistare al mercato Rosati, a pochi metri dalle strade dello shopping dei foggiani.

L’esperienza a tavola è ancora densa di emozioni. Dall’attesa per i piatti che usciranno dalla cucina, fino al racconto della provenienza degli ingredienti dalla terra accanto. Con l’immancabile Nero di Troia, sempre lui, a scandire i tempi del ristoro e del piacere puro.

Al viaggiatore lento, senza il motore acceso con destinazione il vicino Gargano e le spiagge di Vieste e di Peschici, è subito svelato uno trai i tanti tesori nascosto anche ai nativi: il “Cappellone”. Una successione di quattro cappelle barocche sistemate lungo il tratturo che portava nel cuore della città e una chiesa con un suggestivo crocifisso, da cui il nome del complesso monumentale delle Sante Croci.

I veli cadono uno ad uno, durante la immancabile visita alla Cattedrale e alle piccole chiese che troverete durante l’incedere piacevole tra i camminamenti in pietra del centro storico, fino all’Ipogeo, la città di sotto ancora tutta da scavare e da svelare ma in parte visitabile su appuntamento (che otterrete senza problemi in pochi minuti e senza formalità).

Poi la musica. Che avvolge la città con le note dell’”Andrea Chenier”, l’opera più conosciuta del musicista foggiano, Umberto Giordano, a cui è dedicato il Massimo cittadino.

E, a sorpresa, anche il cinema, sognato dal musicista simbolo della “foggitudine”, Renzo Arbore, che prima o poi realizzerà il suo “Manhattan” di Woody Allen. “E’ una vecchia idea che mi ronza per la testa – ha affermato il famoso show-man durante una recente intervista radiofonica – e vorrei dimostrare che Foggia è piena di personaggi come nella pellicola del regista americano. Qui ci sono gli avari, i tirchi, le belle ragazze che ci facevano innamorare nella Villa Comunale e i nostri immancabili cavalli stalloni”. Si chiamerà “Foggiattan”?

Soggiorni in case private: Airbnb supera i 500 mln di ospiti dal 2008

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In Italia nel biennio 2016-2018 hanno scelto il portale di prenotazioni 23 milioni di viaggiatori

Airbnb taglia il traguardo di mezzo miliardo di ospiti dal 2008, anno in cui e’ stata fondata, con ben 23 milioni di viaggiatori accolti in Italia nel solo triennio 2016-2018.

Dai tempi del soggiorno a San Francisco dei primi tre ospiti accolti dai fondatori, Brian Chesky e Joe Gebbia, la community ha raggiunto ogni angolo del pianeta. Oggi, sei viaggiatori al secondo effettuano un check in su Airbnb, e in tutto il mondo sono presenti oltre sei milioni di annunci in 191 Paesi e 81.000 città.

Le proposte presenti sulla piattaforma sono più numerose delle stanze offerte dai sei principali gruppi alberghieri del mondo. Paragonato a una nazione, sarebbe come se a viaggiare fosse l’equivalente della popolazione dell’intera Unione Europea.