Sette borghi per sette veli: il tour (che non c’è ancora) dell’Incoronata e di Segezia

Sette borghi, proprio come i sette veli della Madonna più famosa di Foggia. Cartina alla mano e con la punta virtuale del nostro compasso delle scuole superiori ben fissata sul capoluogo del Tavoliere, proviamo a disegnare un complicato esagono con un vertice in più.

Praticamente una missione impossibile. Quasi quanto realizzare un itinerario turistico alla scoperta di ben sette borghi appena fuori il perimetro urbano del capoluogo della Capitanata.

Ecco i nostri magnifici sette (due famosi, o quasi, e gli altri praticamente sconosciuti): Incoronata, Segezia e, a seguire, Mezzanone, Duanero la Rocca, Arpinova, Cervaro e Tavernola. I primi due, quindi, potrebbero essere i nostri vertici di questo immaginario poligono di arte e bellezze naturali, anche in termini di attrattività turistica e culturale.

Partiamo dal primo, quello dell’Incoronata. Un gioiello alle porte della città impreziosito da palazzine simbolo dell’architettura razionalista del Ventennio fascista.

Questo borgo è la porta principale di ingresso del parco regionale “Bosco dell’Incoronata”. Un’area naturale protetta con percorsi di trekking (ma senza le indicazioni bianco e rosse) e tante specie rare di piante e piccoli animali che trovano rifugio tra la fitta vegetazione del parco.

Al centro il santuario della Madonna dell’Incoronata, meta di pellegrinaggio internazionale. Che tradotto significa: passaggio tutto l’anno, o quasi, di migliaia di bus turistici. Eppure il borgo sembra un set permanente di un film western all’italiana. Un bar-saloon senza le ante scorrevoli, una rivendita di ortaggi colti a pochi metri dalla bottega e nulla più. Più scenografico – e set consumato dalle produzioni nazionali e internazionali: l’ultima lo scorso anno con “Chiamami con il tuo nome” diretto da Luca Guadagnino – è borgo Segezia.

Una grande piazza con un magnifico campanile eretto dall’urbanista del Duce, Concezio Petrucci, al quale fu affidato anche il compito di bonificare il Tavoliere.

Quattro direttrici di ingresso dalla campagna circostante che confluiscono al centro dove oggi c’è solo silenzio. Un silenzio incantatore che accompagna i rarissimi visitatori che deviano la loro strada verso il Gargano, puntando su questo borgo che dà il benvenuto dall’immancabile “casa del fascio” e con un ufficio postale senza cittadini. Qui non abita più nessuno, o quasi. Al bar è possibile ordinare la spesa, il pane buonissimo della Capitanata, e ascoltare i racconti dei superstiti del borgo. Eppure basterebbe riaprire le saracinesche fronte strada della grande piazza con botteghe artigiane di vendita di prodotti della terra circostante. E qualche ristorante, magari senza stelle e stelline ma con tante storie antiche da raccontare nei piatti.

Qui non c’è bisogno di codici a barre per assicurarci un’esperienza di “comfort food” a chilometri zero. E allora: perché non puntare tutto – in chiave di sviluppo turistico locale –  sull’enogastronomia del borghi e sulla ristorazione di qualità a dimensione familiare fatta di troccoli (pasta fatta in casa al sugo di carne), di “bandiera”( il piatto tipico con le verdure tricolori di Foggia e dintorni) e di zuppe con “spogna”, “cardarelli” e gli immancabili e saporitissimi “lampascioni”?

Due borghi dimenticati, quelli dell’Incoronata e di Segezia, proprio nella regione che vanta ben undici borghi classificati dall’associazione nazionale dei “Borghi più belli d’Italia” che celebra proprio a Cisternino (siamo nella provincia di Brindisi però) ogni anno la Convention internazionale dedicata a questi gioielli di arte e bellezze naturali di grandi potenzialità turistiche.

Questo silenzio incantatore dei borghi, però, rischia di assordare anche chi, timidamente, punta a rilanciare Foggia e la Capitanata come hub di servizi per i viaggiatori che “approdano” in Puglia: “Non c’è ancora una forte cultura imprenditoriale impegnata a virare con decisione verso lo sviluppo turistico” afferma il sindaco di Foggia, Franco Lardella che punta tutte le sue carte sull’allungamento della pista dell’aeroporto locale per intercettare nuovi voli verso il proprio capoluogo di provincia. Il rischio è la concorrenza dei già operativi e concorrenziali scali di Bari e Brindisi, dove i charter abbondano nei periodi di primavera e d’estate.

“Noi ci proponiamo come città hub di servizi per i turisti, allargando il nostro orizzonte verso le bellezze naturali e artistiche dell’ampia provincia di Foggia – aggiunge il primo cittadino – e siamo pronti a far riscoprire la capitale della Capitanata coinvolgendo anche i giornalisti provenienti da tutta Italia e soprattutto le giovani generazioni di comunicatori e di esperti di social, come è accaduto durante i giorni del press tour voluto dall’amministrazione comunale”.

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