Troia, l’hastag tabù: corre in Daunia la paura di venire bannati da Instagram

Tratto da Il sudonline.it

Troia, l’hastag tabù: corre in Daunia la paura di venire bannati da Instagram

 

di Enrica Procaccini

Rischiare o non rischiare. È’ questo il dilemma di blogger, instagrammer e influencer ospiti in questi giorni del Daunia Press Tour per la promozione territoriale di alcuni Comuni di quella che fu la Capitanata. Bene Orsara di Puglia, che si prepara alla lunga notte dei Fucacoste. Strada in discesa anche per Ascoli Satriano, con i suoi pregiati Grifoni marmorei. Ma veicolare su Instagram le bellezze della “perla” della Daunia, può costare caro.

Con #Troia il web ti spalanca una finestra sul mondo del porno o giù di lì

L’hastag di rigore sarebbe #Troia, la città del foggiano che vanta la magnifica cattedrale dedicata alla Beata Vergine Maria Assunta in Cielo e che conserva tre preziosi Exultet, meta di un turismo attento e colto. Ma con #Troia il web ti spalanca una finestra sul mondo del porno o giù di lì. Un clic ed ecco una galleria sconfinata di allegre signorine. Possono i nostri comunicatori 2.0 rischiare di essere condannati dalla policy di Instagram? “Me ne guardo bene dall’usare questo hashtag perché rischio di veder bannato non solo il post ‘incriminato’ bensì il profilo”, spiega Simona Vespoli che, ispirata dalla costiera amalfitana dove vive, ha aperto anni fa oltreleparoleblog.com per consigli e idee di viaggio. “Trovo insopportabile – incalza Simana – che chi usa l’hastag in maniera scorretta crei problemi a chi invece vorrebbe utilizzarlo per valorizzare il patrimonio del territorio”.

Sul banco degli imputati finisce così il popolare social. Per Claudia Barbieri, ideatrice del travel blog vocedelverbopartire.com, “il grande paradosso di Instagram è che consente di far lievitare il numero di ‘seguaci’ attraverso l’utilizzo di metodi scorretti, dall’acquisto di follower e Bot – lamenta la vulcanica blogger di Rimini – e poi se impieghi un singolo hashtag per valorizzare una città d’arte rischi di vedere bannato il tuo stesso profilo”. 

Si cercano così soluzioni alternative, ma con scarso successo. “Abbiamo sperimentato l’antica dicitura Troja, ma le foto osé continuano ad avere la meglio”, racconta l’ingegnere di Lucca, Raffaella Martini, che ama allo stesso modo i viaggi e l’edilizia e che ha creato  il blog ingegnererrante.com. “A questo punto – spiega – ho deciso di utilizzare la geolocalizzazione per far capire dove ci troviamo”. 

Finite le critiche a Instagram? Macché. “Questo social – attacca la ligure Veronica Meriggi, che firma il blog dedicato alle gite fuori porta oggidoveandiamo.com – non fornisce un’assistenza diretta e la risoluzione di un problema diventa cosa lunga. Perdere il profilo per settimane? Non ci voglio neanche pensare”.

Matteo Bellocchio con il suo giovane blog travelstelling.com, dove gli itinerari di viaggio risalgono su per pile di libri di storia e di filosofia, ha tagliato la testa al toro: “Non uso Instagram, preferisco altri canali e taggo direttamente il Comune di Troia. Considerato che sono una buona forchetta e che qui in Daunia si mangia e si beve divinamente, uso l’hastag #allingrasso e via”.


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